a innantis

non guardo lo schermo bianco
ché mi sembra il nostro latte versato:
il pastore si alza presto per buttare il suo lavoro
e sottolineare su di esso assoluta sovranità –
egli è l’unico padrone del suo gregge
come dei derivati.

e ora che guardo lo schermo bianco macchiato
mi sembra che il latte versato non sia bastato.

il potere italiano in Sardegna ha indetto le (sue) elezioni:
governatevi secondo le nostre leggi e le vostre leggi saranno tollerate.
possiamo affermare il contrario?
dobbiamo!
in terra sarda governiamoci secondo le nostre leggi
e la legge italiana sarà tollerata, nell’attesa di una legge mediterranea.

la legislazione italiana in Sardegna è di Terra (continentale),
quella europea è di Mare (atlantico). come riprenderci terra (sarda)
e mare (mediterraneo)?

il pastore sardo ha parlato per la sua terra
e per il suo mare: egli è la nostra legge!

vorrei scadere nel dibattito elettorale:
parlare di aspiranti presidenti
e confermati assessori.
poi mi censuro.

in campagna è tutto da dividere, è già tutto promesso.
poi arriva la Natura, una sciabolata di gelo e pioggia
che manda tutto al fango.
in campagna elettorale più o meno uguale:
è tutto da dividere, è già tutto promesso.
poi arriva la Natura (e il suo pastore)
che inceppano la trasformazione
e la sua fin troppo grande distribuzione.

scrivo da lontano per meglio comprendere
dove sono nato
e cresciuto.
una terra divisa dal resto,
ma ricca e fertile;
una terra compiuta dall’eterno,
e fedele al suo interno: sono codici tramandati,
noi gli attori.

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