Un grazie che non so nemmeno scrivere

E’ finito, va tutto bene. Questo nuotare dentro le parole che non avresti voluto dire è finito. Va tutto bene Cirenaica.
Da ieri rileggo con la penna in mano: appunto, sottolineo, cancello, sposto, dimentico, ritorno. Passo leggero sopra le parti del mio resoconto, tre parti: Andata e ritorno, Il mio resoconto, Ad esempio a me piace la strada. Praticamente una biografia autorizzata. La mia di biografia, che non interessa nessuno, ma è la mia.
Mi hanno detto di trattarla bene questa storia. Ed io rispondo da qui, ché è l’unico mezzo che mi concedo: sì, l’ho trattata bene la nostra storia. Penso che una dedica non possa bastare e non c’è gratitudine che non ti arrivi sporcata da un anno inquieto. E allora me la tengo dentro la gratitudine, perché non sarebbe compresa. E mi pesa quando appunto, sottolineo, cancello, sposto, dimentico, ritorno. Mi pesa perché non so tenermi nulla: io so solamente dare, e lo faccio per liberarmi.
Oggi ho soffocato quei gesti che mi hanno reso malvagio, scrittore malvagio, senza scrupoli, indegno di amore, di mani tese e occhi chiari. Ma non mi sento migliore, c’è sempre quel peso, quel grazie che suona blasfemo, che nemmeno riesco a scrivere.
Magari quando diventa grande lo guarderò. E tu magari lo leggerai.
Magari.

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