Non ho tempo di perdermi

Sulla scrivania c’è un biglietto, il numero di telefono di una donna, una pittrice che vorrebbe ritrarre montagne come fossero vive e cervi in amore con bramiti che squarciano la tela e riempiono la stanza. Ma io non voglio un quadro che dica tutto. Voglio pensare oltre la cornice e l’immagine perfetta. Voglio immaginare la notte che non esiste, una notte luminosa per esempio, col sole e il mare scintillante. Una notte impossibile. Io voglio immaginare sempre perché è l’unica cosa che mi è rimasta. La strada che calpestiamo si sbriciola giorno dopo giorno. Il tempio sbuffa, rumoreggia, sacche d’aria e polvere dai suoi pilastri. Il tempio crolla, muore insieme alla nostra immaginazione.
Oggi a teatro la scena non esisteva, trasfigurata, stuprata. La massa volgare e le sue forme ha vinto ancora. Il vociare, sussurro discreto di chi ci sta accanto, e poi camminare pesantemente e il trillo di un telefonino, e ancora voci, mani ben curate e sensualità di un profumo che non hai. Questo non è teatro da camera! Qui ci si perde e io non volevo perdermi, non voglio perdermi; non adesso che la strada la vedo, illuminata giorno e notte. Scrivere, leggere, ascoltare, pensare, guardare, odore, tocco, mangio, dormire e di fila tutto quello che mi viene in mente. Ma perdermi no, per favore, non ho tempo di perdermi.
Uccidimi tempo, è meglio così.
Bang.

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